Prova Toyota C-HR: Tutti i segreti del SUV ibrido da 26Km/l

venerdì 29 giugno 2018

Autore: Staff

Toyota C-HR è già storia. Non un classico forse, ma di certo un prodotto che ha tracciato un solco profondo tra sé e la concorrenza. Presentato per la prima volta nel 2016, l’Hybrid Crossover del marchio nipponico ha suscitato un’interesse insolito per un’automobile e, di conseguenza, una lunga lista di ordinazioni che tutt’ora risulta piuttosto nutrita. I motivi del successo di Toyota C-HR sono piuttosto chiari. In Giappone hanno scelto di discostarsi dallo stile razionale e semplice che contraddistingue i veicoli del marchio per fare qualcosa di diverso.

Linee di puro design contraddistinguono quindi la vettura, testimone di un gioco di pieni e vuoti davvero magistrale: se l’automobile fosse un teatro la Toyota C-HR sarebbe l’Opera House di Sidney. Il coraggio e l’ambizione che hanno guidato questo progetto premiano la vista, ma per offrire tutto questo è stato necessario fare qualche piccola rinuncia. La visuale posteriore potrebbe essere più ampia, la spinta del motore più corposa e qualche assemblaggio meglio studiato.

Ad ogni modo Toyota C-HR è ben lungi dall’essere solo una macchina bella. Il sistema ibrido ereditato dalla Toyota Prius, vera capostipite del genere -come d’altronde suggerisce il nome- permette alla Coupé-High Rider di viaggiare in città consumando un litro di verde ogni 26Km percorsi. Roba da scooter, senza considerare che per raggiungere questi risultati non è necessario essere maghi dal piede leggero.

Think Tech

Le scelte avanguardistiche viste agli esterni di Toyota C-HR non potevano che ripetersi all’interno, dove ancora una volta i designer hanno avuto campo libero in termini di creatività e sperimentazione. Immaginate che soddisfazione, per chi ha lavorato al progetto, avere la possibilità di vedere un prodotto finito proprio com’era stato pensato in origine. L’auto infatti è straordinariamente fedele al concept presentato dai giapponesi nel 2014 al Salone di Parigi.

I pannelli delle portiere ricordano le pareti di uno studio di registrazione, i dettagli improntati al futuro poi si snodano su tutta la vettura. Nella versione Style avuta in prova c’è poi un ottimo impianto audio firmato JBL. Per mantenere il prezzo accessibile ad una vasta gamma di appassionati Toyota ha mantenuto alcune plastiche rigide, mentre la plancia è stata ricoperta in pelle viola scuro. Belli anche i sedili con poggiatesta integrato, ancora in pelle, molto comodi e piuttosto avvolgenti.

Briciole di Tecnica

Il Powertrain di Toy0ta C-HR Hybrid è composto da due diversi propulsori. Il motore a benzina, collocato anteriormente, è un quattro cilindri da 1,8 litri capace di 98CV e 142Nm di coppia massima. A questo si aggiunge un motore elettrico da 72CV e 163Nm di coppia, per una potenza complessiva -l’addizione non è mai aritmetica- di 122CV.

Si tratta, sostanzialmente, della stessa configurazione adottata da Prius. Che, a dirla tutta, è la progenie di questo Hybrid SUV. I due motori lavorano in sincronia grazie ad un movimento epicicloidale che gestisce le prestazioni delle due diverse unità a seconda della situazione. Questo, almeno, sul piano prettamente fisico.

La gestione dell’energia viene ovviamente e da una centralina che sceglie come sincronizzare i motori. Alle più basse andature l’auto viaggia in elettrico -batteria permettendo- mentre nell’utilizzo cittadino la Toyota C-HR viaggia sfruttando entrambi i motori. Ad alte velocità, come in autostrada, l’auto viaggia quasi esclusivamente a benzina.

La batteria, semplificando, si ricarica come la dinamo della bicicletta, quindi sfruttando il movimento delle ruote e -ancora di più- le decelerazioni in fase di frenata o veleggiamento. Il cambio automatico (E-CVT) offre anche una configurazione in cui il freno motore diventa più presente in modo da massimizzare il recupero dell’energia quando, ad esempio, ci troviamo davanti a lunghi tratti in discesa.

Nel complesso si tratta di un sistema capace di farci risparmiare grandi quantità di carburante nel contesto cittadino, dove grazie a velocità ridotte e una guida fatta di ripartenze la Toyota C-HR riesce a percorrere ben 26Km con un litro di verde. Naturalmente le cose cambiano una volta imboccata la superstrada, va detto però che in questi casi l’auto è assolutamente in linea, con i suoi 16Km/l, con le altre proposte dello stesso segmento.

La vita a bordo

 

Toyota C-HR è il cuore che vince sulla ragione. Il marchio nipponico, fatta esclusione per alcune vere e proprie icone -come Supra e GT86 per dirne un paio- ha spesso concepito le proprie vetture con in mente praticità e comfort. Per il Coupé High Rider le cose sono andate diversamente. Le dimensioni sono da SUV compatto, l’auto infatti misura 4,3 metri in lunghezza, 1,8 metri in larghezza e quasi 1,6 metri in altezza.

I 377 litri di bagagliaio non sono moltissimi ma permettono comunque di trasportare un paio di valige e la spesa della settimana. A non convincere appieno è lo spazio riservato a chi siede dietro, troppo ristretto per contenere tre adulti. Fortunatamente per chi è davanti le cose vanno diversamente: l’abitacolo riesce infatti a trasmettere un’ottima sensazione di ariosità e comfort, legata ad un che di sportivo da ricercare nella posizione di guida.

Il tempo ci ha convinti che una vettura particolare, specialmente se con grandi pregi e piccoli difetti, sarà sempre meglio dell’asettica perfezione che di tanto in tanto capita di guidare. Forse perché un po’ più umana, capace quindi di sorprendere e farsi perdonare.

La nostra prova

 

Una volta a bordo l’auto risulta subito convincente. Il display infotainment è semplice da gestire e piuttosto intuitivo, mentre la strumentazione di tipo classico (con due quadranti analogici separati da un piccolo display) risulta ben leggibile in ogni condizione.

L’ergonomia del volante, abbastanza rifinito, è nel complesso convincente, mentre forse ci saremmo aspettati qualcosa in più da qualche assemblaggio un po’ troppo rigido. D’altronde però la fascia di prezzo e la dotazione inclusa si fanno perdonare ampiamente qualche piccola sbavatura. Non siamo sul mercato premium, anche se diverse componenti lo lascerebbero intendere.

L’avvio è silenziosissimo. L‘unico rumore che si avverte, in partenza come in manovra, è il leggero rotolamento degli pneumatici sull’asfalto. Una sensazione gradevole, il che è una fortuna se consideriamo che presto bisognerà abituarcisi. Una volta preso ritmo il motore torna a farsi sentire e volendo c’è anche un grafico interattivo che mostra cosa sta succedendo all’auto: la batteria è in carica? quali motori stanno lavorando? Un ottimo diversivo per i bambini se ne avete.

La Toyota C-HR rende chiaro fin dai primi chilometri che non è stata concepita per correre. Il cambio E-CVT, di appannaggio nipponico, restituisce alla guida un’erogazione fluida e costante ma mai repentina. Questo di fatto è un bene perché il gioco, invece di essere una gara a chi arriva primo in ufficio, diventa una sfida all’abbattimento dei consumi. Che a fin dei conti -che si fanno dal benzinaio- è decisamente più appagante.

Ad ogni moto l’ibrida di Toyota sfoggia un assetto azzeccato, contenendo i movimenti di rollio e beccheggio anche nel misto veloce. Lo sterzo infatti riesce a recepire bene i comandi, trasmettendoli alle ruote senza troppe sorprese. Ne risulta una guida piacevole e soprattutto precisa, aiutata anche da una frenata sempre pronta e costante.

Nei parcheggi, dove la visibilità posteriore è compromessa dalla conformazione del lunotto e dai montanti, la telecamera di parcheggio con sensori di prossimità ci rendono la vita davvero facile. La Toyota C-HR Hybrid ha un prezzo di partenza di 24.050€: davvero competitivo se consideriamo anche che dalle auto ibride si possono trarre diversi vantaggi a seconda della regione in cui si abita.

In Conclusione

La Toyota C-HR Hybrid stupisce per il comportamento dinamico, una bassissima soglia dei consumi e soprattutto linee capaci di lasciare il segno. Considerando il prezzo tutto sommato abbordabile e una dotazione tecnica completa, non c’è da stupirsi che in giro se ne vedano tante. E poi voi ve la immaginereste una seconda serie? Noi facciamo fatica, l’auto sembra già molto avanti in termini stilistici rispetto a buona parte delle proprie rivali. Se potete, fateci un giro.

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